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Stesse mansioni, salari differenti: la disparità di genere nel mondo del lavoro

L’attenzione al tema delle disparità tra donne e uomini è notevolmente aumentata negli ultimi anni, soprattutto in ambito lavorativo, dove a parlare sono i contratti di assunzione. Tuttavia, il gap da colmare affinché non ci siano più differenze è ancora ampio.

 

Il settore del sollevamento si compone in gran parte di figure maschili, nonostante ciò, in Magni le “quote rosa” si attestano al 35%, oltre la soglia minima. Questo dato mostra il grado di apertura dell’azienda riguardo a questa tematica, su cui ora come non mai è necessario porre l’attenzione, consapevoli che nella società e nel mondo del lavoro c’è ancora molta strada da fare. Secondo i dati Istat 2018 infatti, a parità di mansioni svolte e ruoli ricoperti, le donne guadagnano circa un 15% in meno degli uomini. I motivi di tale divario sono svariati.

 

In primis, all’interno delle aziende le cariche più importanti e di rilievo decisionale sono tradizionalmente rivestite nella maggior parte dei casi da uomini. Apparentemente chiunque ha pari diritti ma nella pratica non è così. Questo fenomeno, chiamato “soffitto di cristallo”, crea l’illusione per chiunque di poter ottenere importanti avanzamenti di carriera di fatto arrivati ad un certo livello ci si scontra contro un muro invisibile ma non per questo meno difficile da abbattere fatto di pregiudizi e discriminazioni di varia natura (di genere, culturali, razziali, etc.). Ciò pone dei limiti concreti riguardo alle posizioni lavorative che le donne possono sperare di ambire.

 

Un atro fattore è sicuramente legato all’equilibrio tra vita privata e lavorativa. A causa di una visione patriarcale socialmente accettata della donna come fulcro della sfera familiare, è difficile ancora oggi dividere la sua figura da quello di genitore predisposto alla cura dei figli e della casa. Tale visione trova supporto anche nel fattore maternità che implica un’assenza della madre e rafforza anche la visione del padre come inadatto all’accudimento. Molti datori di lavoro, quindi, tendono a preferire un uomo ad una donna da cui deriva il basso tasso di occupazione femminile e rende le lavoratrici più soggette a contratti a breve termine o part-time.

 

Un’altra causa può essere riscontrata un numero considerevole di donne che lavorano in settori pagati relativamente meno rispetto agli altri, come ad esempio le professioni sanitarie e l’istruzione (solo mestieri che salvano vite e preparano al futuro dopotutto). Dall’altro lato i settori in cui gli stipendi sono relativamente più alti, come ad esempio quelli STEM (science, technology, engineering and mathematics) sono principalmente occupati da uomini o comunque sono spesso uomini coloro che godono di una certa visibilità.

 

Infine, l’attuale situazione sanitaria non ha sicuramente sostenuto la causa delle lavoratrici. La crisi economica ha sicuramente inciso in maniera considerevole e probabilmente ha anche peggiorato la situazione.

 

Coscienti di tutto ciò e continuando a parlarne, cerchiamo di impegnarci ogni giorno per costituire nel nostro piccolo un esempio di lavoro che tiene al benessere di ogni sua lavoratrice o lavoratore, sulla base delle sue capacità e sul desiderio di essere parte della nostra realtà.

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